Sonno e disturbi dell’umore:
un legame da non sottovalutare
di Prof. Rosalia Silvestri
In questo episodio affrontiamo il legame profondo tra sonno e disturbi dell’umore, per capire come ciò che accade di notte influenzi il nostro equilibrio emotivo di giorno. Con la professoressa Rosalia Silvestri, neurologa all’Università di Messina e responsabile del Centro regionale per i disturbi del sonno dell’AOU Gaetano Martino, esploriamo i meccanismi neurobiologici che connettono insonnia, depressione e ansia.
Ansia e depressione sono correlate ai disturbi del sonno. Ad esempio, per parlare della depressione, vi è una disattivazione a livello del talamo corticale, una disfunzione del cingolo anteriore e a un’iperattività dell’amigdala, ma anche i sistemi neurotrasmissivi (GABA, serotonina, noradrenalina e altre amine), essenziali per il sonno e per il benessere emotivo, creano un legame con queste patologie. Epidemiologicamente, chi soffre di insonnia ha un rischio quasi triplo di sviluppare depressione e ancora maggiore per l’ansia. Circa l’80% delle persone depresse presenta disturbi del sonno, tanto che oggi si afferma che una depressione senza alterazioni del sonno non esiste. Spesso, l’insonnia precede la depressione o ne anticipa una recidiva, diventando un segnale clinico prezioso.
Per questo è fondamentale una diagnosi accurata, basata su anamnesi, familiarità, valutazione farmacologica e, quando serve, registrazione del sonno. I pazienti depressi presentano tipicamente un sonno superficiale, frequenti risvegli notturni e risveglio precoce. Le linee guida europee del 2023 di Riemen sul trattamento dell’insonnia, sottolineano l’importanza di trattare le comorbidità e raccomandano di limitare l’uso di ipnotici (benzodiazepinici e non) a non più di 4 settimane. Anche l’impiego di antidepressivi ad azione sedativa è indicato solo per brevi periodi.
Recenti studi segnalano un possibile aumento del rischio suicidario legato all’uso di farmaci sedativi ipnotici. Il rischio sarebbe associato sia all’insonnia in sé, sia all’impiego di questi farmaci, soprattutto nei pazienti depressi. Per affrontare l’insonnia in chi soffre di depressione, è fondamentale quindi trattare innanzitutto la depressione stessa. L’uso di sedativi serali andrebbe limitato e circoscritto al periodo iniziale della terapia antidepressiva, quando si manifesta il cosiddetto chicken effect.
Il trattamento dell’insonnia nei pazienti depressi richiede particolare attenzione. I farmaci antidepressivi, come gli inibitori del reuptake della serotonina o i farmaci duali, vanno assunti al mattino: se somministrati la sera possono peggiorare il sonno e favorire i risvegli notturni.
Fondamentale è distinguere tra depressione e disturbo bipolare, poiché in quest’ultimo i rischi suicidari, psicotici e le alterazioni del sonno sono più elevati e la terapia deve essere modulata in base alla fase (maniacale o depressiva).
La personalizzazione della cura è essenziale: nei giovani per preservare relazioni, studio e lavoro; negli anziani, più fragili, per adattare i trattamenti alla loro tolleranza farmacologica.
Infine, la depressione associata a insonnia cronica aumenta il rischio neurodegenerativo, soprattutto nelle donne, più a rischio depressione e malattia di Alzheimer.